Il pranzo della Domenica è sacro, si sa.

Solitamente non rappresenta solo una sana, allegra e abbondante abbuffata, ma nella maggior parte dei casi anche un conviviale (e pallosissimo) rincontro con parentela varia: zii, cugini, fratelli e sorelle, o iperaffettuosi nonni che non aspettano altro di paciugarsi i loro nipoti.

Mentre ieri, verso le 13.30 circa, in mezza Italia si consumava tutto ciò, io ero in auto, diretto verso uno dei più bei ristoranti giapponesi che abbia mai visto. E, credetemi, io ne ho visti molti.

Si perchè, se c’è una cosa nella mia vita di cui io vado letteralmente pazzo, è sicuramente il Sushi.

A mio parere, il Sushi non è soltanto un cibo. E’ una forma d’arte. Prendere una pallina di riso appiccicoso, del pesce crudo e un po’ di verdura, e saperne fare dei bocconcini così eleganti e gustosi, come la volete chiamare se non arte?!?

Se il tutto poi è condito con un’atmosfera assolutamente suggestiva come quella del particolare ristorante in questione, beh, è davvero il massimo.

Ho davvero goduto, ieri. Goduto, con la G maiuscola.


Oggi, dopo 2 settimane di vacanza, sono tornati i miei…

Oggi, dopo 2 settimane di festini e pacchia assoluta con casa a disposizione, finisce la mia baldoria! :( :(


Oggi vorrei condividere con tutti voi alcune mie riflessioni sulla eliminazione della tassa ICI, da poco attuata rispettando le promesse prese dall’attuale governo nella passata campagna elettorale.

Ma andiamo con ordine. Per parlare dell’ICI, bisogna innanzitutto capire di cosa si tratti.

Wikipedia ne spiega in maniera esauriente ma sintetica il concetto:

L’Imposta comunale sugli immobili meglio nota con l’acronimo”ICI” è un tributo statale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della Repubblica Italiana.

Nata come Imposta straordinaria sugli immobili, ha preso la forma attuale con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, l’ICI si è rapidamente evoluta divenendo una delle entrate più importanti nel bilancio dei comuni italiani, sostituendo trasferimenti di fondi dallo Stato centrale.

L’ICI è un’imposta sul patrimonio immobiliare; non è progressiva come le imposte sul reddito, ma grava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune con una apposita delibera del Consiglio comunale, da emanarsi entro il 31 dicembre di ogni anno con effetto per l’anno successivo. Un elenco aggiornato di queste delibere è disponibile sul sito dell’ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani).

In parole ancora più povere, si tratta di una tassa che il comune impone ad una persona che POSSIEDE (non è detto che ACQUISTI) un bene immobile sul proprio territorio di competenza. Questa imposta non varia (rimane sempre fissa nel tempo), e viene decisa dal Consiglio comunale in maniera proporzionale al bene immobile acquistato (persone con la “casa più grossa” pagheranno maggiormente rispetto ad altre con proprietà più piccole).

Questa tassa, sempre come spiegato da Wikipedia, rappresenta l’entrata maggiore nel bilancio comunale: ciò significa che i conti dei comuni italiani rimangono ben “forniti” proprio grazie a questa imposta.

Continuando l’articolo di Wikipedia dedicato all’ICI, si arriva a leggere la parte che riporta la decisione chiave che ha intrapreso il nuovo governo nei suoi primi mesi di vita:

Nella campagna elettorale 2008, Silvio Berlusconi (in seguito nominato Presidente del Consiglio) aveva inserito l’abolizione dell’ICI sulla prima casa tra i primi provvedimenti del nuovo governo, attuandola con l’emanazione del D.L. 93/2008, entrato in vigore il 29 maggio 2008.

Questa tassa è stata perciò eliminata per volere del nuovo governo. Una decisione quasi storica, in quanto l’ICI esiste da molto tempo.

A prima vista, la decisione rende davvero felici: niente più tasse da pagare per vivere a casa propria, niente più soldi in più da spendere per coltivare il proprio campo. Io stesso reputo la tassa ICI una ingiustizia: devo pagare i soldi al comune per il resto della mia vita solo perchè vivo in una casa che è già mia? Se compro un campo per coltivarci patate, perchè oltre alla spesa dell’acquisto dovrò essere legato a vita al pagamento di tasse al comune?

Si ha quasi la sensazione che nonostante uno acquisti un bene (e lo acquisti a caro prezzo, aggiungerei), quel bene non sia mai realmente suo, ma sempre dello “Stato Italiano”.

Successivamente all’abolizione, poi, è stato preso un ulteriore provvedimento, che rientrava nel famoso “Pacchetto sicurezza”: come tutti sapranno i poteri dei sindaci sono stati incrementati, per dare loro la possibilità di gestire meglio il territorio comunale che presiedono sotto l’aspetto della “Sicurezza e ordine pubblico” (o questa almeno è stata la motivazione generale del governo alla decisione).

Abolizione della principale fonte di ricchezza dei comuni + un maggiore potere di gestione ai sindaci…non credete sia un mix assolutamente letale?

Eh si, perchè a quasi 3 mesi dall’abolizione dell’ICI, in concomitanza con il nuovo “tipo di sindaco”, ne stiamo putroppo subendo gli effetti. E che effetti.

Si sente perciò parlare della cosiddetta “ESTATE DEI DIVIETI”, ovvero quella assurda crociata fatta di strambe leggi al limite del ridicolo (e, direi, a volte quasi impossibile da non infrangere) che i comuni italiani hanno iniziato. Facendo pagare il solito povero cittadino.

Tra il divieto di camminare con gli zoccoli, la proibizione a frequentare il parco di Novara in più di 2 persone, l’assoluto divieto indetto a Voghera a sedersi sulle panchine dopo le 23 (direi assurdo!) e chi più ne ha più ne metta, non ci si raccapezza più.

Io stesso ne ho notato gli effetti qui nel mio paese alle porte di Milano: è da circa un mese, con una frequenza mai vista e con lucida follia che i Vigili urbani piazzano i loro autovelox nei posti più disparati, in attesa di fregare (perchè di fregare si tratta a mio parere), qualche automobilista magari un poco distratto di ritorno dal lavoro.

E dunque, detto tutto ciò, I dubbi che sorgono sono due: o i sindaci sono stati presi da un’irrefrenabile aria di buonumore e vogliono divertirsi a più non posso, o vogliono comunque divertirsi, ma nel contempo riguadagnare i soldi persi con l’ICI in modi che definirei quasi “non cristiani”.

Qui paga sempre l’onesto cittadino. Perchè guardacaso se capita che da una parte si inizia a risparmiare per l’eliminazione di qualche imposta, poi puntualmente compare misteriosamente qualcosa che tende a farti pagare di più.

L’Italia è l’Italia, signori. E ho detto tutto.


 

 

Possibile che non ci sia neanche un solo benzinaio aperto?!?

Devo cominciare a far da me e scavare io stesso in cerca di petrolio…o rimarrò veramente a secco…

…e saranno cavoli amari…

 


Lunedì mattina scorso alle ore 11.30 (quasi in punto) il velivolo della Karthago Airlines proveniente da Monastir atterrava a Malpensa. A bordo, i 7 stanchissimi e stra-abbronzati compari partiti una settimana prima per vivere la vacanza in un luogo fino ad ora mai visto da nessuno del gruppo: la Tunisia.

Ad avventura terminata (per fortuna, oserei quasi dire), vorrei cercare di raccontare in poche righe ciò che questa nazione mi ha trasmesso…

Partiamo dai lati POSITIVI:

1- IL POSTO. Il luogo (per la precisione, Port el Khantaoui) merita molto. La zona del centro, quasi completamente moderna che circonda il porticciolo, è suggestiva. Inoltre, avendo avuto l’opportunità di visitare Cartagine, posso dire che per gli amanti di ruderi e storia ad essi collegata è il top (anche se io però l’ho trovata un poco noiosa…).

2- BUONA CUCINA. Non credo, nella intera settimana di permanenza, di aver assaggiato qualcosa che non mi piacesse. Avverto i palati fini però: è una cucina molto pesante e assai speziata.

3- I PREZZI BASSI (e, per di più, ulteriormente contrattabili con il venditore). Le cose qui costano molto poco, di qualsiasi cosa si tratti. Ma occhio: se si parla di vestiario o scarpe, è quasi tutto altamente (e, direi, ottimamente) taroccato. Inoltre, ogni venditore è ben disposto a contrattare il prezzo inizialmente proposto in etichetta. Il che permette di avere ulteriori e formidabili sconti.

4- IL CLIMA. Non sapevo se metterlo tra i lati positivi e negativi, in quanto io di natura soffro molto il caldo. Ma dato che ho accettato di sbarcare in Africa, non posso che piazzalo qui. Il clima è stato favoloso: non un giorno di pioggia, e temperature altissime, che hanno sfiorato i 44°. Per gli amanti del solleone è veramente il massimo.

…passiamo ora ai lati un po’ meno graditi…

Vi sembrerà strano, ma tra i lati NEGATIVI figurano alcuni di quelli positivi, e non è una mia incoerenza. Leggendo capirete meglio.

1- IL POSTO. Prima ho detto che il centro di Port merita molto, ed è verissimo. Ma quello che non ho aggiunto è che SOLO il centro di Port merita molto. Basta infatti imboccare la prima viuzza a destra per incappare nel mistero, e non sapere cosa ti troverai di fronte. Personalmente, ritengo che il centro venga tenuto pulito proprio perchè turistico, ma per il resto, “chissene!”. Risultati? Tombini fognari intasati che potete benissimo intuire cosa esondassero…

2-LA CUCINA. Tutto buonissimo. Ma tutto pesantissimo. E tutto a rischio dissenteria. 6 su 7 (io compreso) possono confermare…

3-I PREZZI contrattabili. Si d’accordo, buona cosa la contrattazione. Ma solo se hai il culo di trovare la persona carina che cerca di venirti incontro. Io e altri 3 amici non abbiamo avuto questo culo la prima sera. Ci siamo soffermati ad osservare (e sottolineo, OSSERVARE) dei prodotti in pelle, e il proprietario ci ha letteralmente aggredito, cominciando a sparare prezzi. Dato che noi volevamo prima avere una panoramica della zona prima di acquistare, abbiamo declinato, e la sua insistenza si è moltiplicata, arrivando anche ad insultarci. Tutto questo SOLO per aver osservato un portafoglio.

Fatti accaduti giorni successivi però, mi portano a dover purtroppo generalizzare la questione, aggiungendo alla lista…

4-LE PERSONE. Di persone carine ne abbiamo trovate di sicuro, soprattutto in albergo: Jamel, uno degli inservienti, è stato sempre gentilissimo e disponibile, come pure Walid, il responsabile dell’agenzia viaggio in loco. Ma posso assicurare che è anche pieno di stronzi (scusate il termine). A partire dai camerieri: portavano a nostro nome più bevande del richiesto, per poi bersele loro di nascosto dai capi. Una vera e propria intenzionale presa per il culo al cliente. Frequentando il ristorante per una settimana ci siamo resi conto che la cosa era anche ben congeniata: sembrava quasi una sorta di “associazione” al fine di fregare il più possibile, attuata con una spudoratezza che non ho mai visto. Per non menzionare gli addetti al bar: dietro i loro falsi sorrisetti si nascondono strane parole tunisine, tutte guardacaso dirette al cliente…

Al mercato di Tunisi poi, non vi dico: io personalmente avevo quasi paura a camminare tra le bancarelle, perchè se è vero che trovi il venditore carino che ti invita ad osservare ma non insiste, ne trovi anche 2 che si scaldano subito se non guardi la loro merce…

5- LE COMUNICAZIONI: il metodo più veloce e meno dispendioso per chiamare casa dalla Tunisia è tramite i telefoni dell’hotel. Cellulari? Certo, ma a prezzi improponibili, in quanto non ci sono piani tariffari o schede prepagate per chiamare che siano valide in Tunisia. In definitiva, per chiamare o paghi molto tramite hotel o pagni moltissimo tramite cellulare. A voi la scelta.

6- UN GOVERNO STABILE, FORSE UN PO’ TROPPO. Passeggiando quà e là (anche se per la verità basta cercare nelle hall degli alberghi) si possono notare moltissime foto di un onnipresente uomo elegante con la mano sul cuore. Non basta molto per capire che è il presidente. Che con una sorta di metodo alla “1984″ di Orwell si prepara alle presidenziali del 2009. Noi gli facciamo gli auguri. Anche se serviranno a ben poco, dato che è l’unico candidato, ed è già presidente da circa 20 anni. Molti tunisini non vanno neanche a votare perchè sanno già chi ne uscirà eletto…

7- LA BUROCRAZIA: In ultimo, vorrei dare un piccolo spazio alla lenta burocrazia per entrare sul suolo tunisino. Tra carte e controlli la cosa diventa ardua, ve lo posso assicurare. Posso capire che non siamo su suolo europeo, ma che bisogno c’è di mettere il metal detector all’USCITA dell’aeroporto?!?

E a proposito dell’aeroporto, non commenterei le norme di sicurezza: in arrivo, controlli di polizia, firma di permessi di soggiorno e detector in uscita (come appena detto). Quando stai partendo, ci sono i classici (e, in teoria, rigorosi) controlli, ma a loro sembra non interessare, perchè viene ignorato qualsiasi cosa suoni ai varchi di sicurezza. Del tipo che se avessi una calibro 38 nel taschino e la usassi nel volo di ritorno non importerebbe molto alla nazione della Tunisia. Che affidabilità, eh…

Alla fine di tutto, il pensiero che sicuramente vi sarete fatti è che di questa vacanza vorrei tenermi a mente solo il momento in cui mi sono imbarcato per il ritorno.

Invece no. Nonostante tutto, posso comunque garantire che la Tunisia è bella, credetemi: se uno sa dove guardare, si possono vivere posti meravigliosi.

Con un po’ di accortezza, tutto qui. Quella accortezza che ogni buon viaggiatore ritengo debba avere, soprattutto in luoghi in via di sviluppo, come quello che ho descritto a grandi linee fino ad ora.

Tutto ciò che non ho menzionato nella lista (che, spero, vi torni utile) lo lascio a vostra scoperta.

Per il resto, buona vacanza tunisina!


Hello world…

13ago08

Eh si…è proprio il caso di salutare…

In punta di piedi, entro oggi a far parte della cosiddetta “BlogSfera”, quella vasta distesa di idee, opinioni, teorie, emozioni, discussioni e ogni altro ben di Dio che si possa immaginare.

Perchè?

Per lasciare una traccia della mia presenza su questo pianeta, per “smuovere le acque”. E soprattutto per produrre qualcosa. Di piccolo, certo, ma pur sempre qualcosa.

Dopotutto, come disse Oscar Wilde:

“Non importa se si parli bene o male di me. Ma l’importante è che si parli di me”

Chiedo scusa se sulle prime i post non avranno magari un’impaginazione degna del New York Times, ma imparo giorno per giorno l’arte del buon blogger :-)

Un saluto dal neo Cyber-writer…




Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.